Università e altre schifezze

Frequentare le lezioni ha i suoi vantaggi: solitamente un programma d’esame più leggero, qualche ora impegnata, wifi gratis e taralli che rimarranno sulle cosce a vita.

Gli svantaggi sono però molteplici: oltre al tedio disumano e alle sedie rotte annovero anche la gente.

Frequentare l’università offre infatti all’ osservatore attento,o semplicemente annoiato, una fauna variopinta.

L’unta del Signore

Solitamente sola, solitamente donna, solitamente con capelli che non vedono l’acqua da almeno una settimana.

Chioma medio-lunga resa lucente dal sebo in eccesso che potrebbe fungere da padella imburrata per friggersi un paio di pancakes se non si è ancora fatta colazione.
Prima settimana: succede a tutte di avere i capelli sporchi.

Seconda settimana: succede a tutte di avere i capelli sporchi, però potrebbe legarli.

Terza settimana: succede a tutte di avere i capelli sporchi, però potrebbe legarli. Magari ha la dermatite seborroica, poverina.

Quarta settimana: succede a tutte di avere i capelli sporchi, però potrebbe legarli. Magari ha la dermatite seborroica, poverina. Se ce l’ha però che si faccia curare perché io di vedere i pidocchi che pattinano sul suo cranio non ne posso più.

Quinta settimana: ormai non si ha più alcun ritegno e le si inviano anatemi di ogni tipo mentre si sogna di ficcarle la testa in una vasca piena di acqua saponata consci del fatto che solo un miracolo riuscirebbe ad eliminare residui di sporco probabilmente risalenti al paleozoico.

 

La secchia

Ha scartavetrato i coglioni alle superiori, non smette certo all’università. Il problema è che sembra essersi riprodotto per osmosi creando un’armata di manichini in giacca e cravatta già leggermente stempiati nonostante un’acne aggressiva deturpi un viso da lattante. Siede tronfio in prima fila, piazza 3 registratori diversi sotto il naso del professore, prende così tanti appunti che la penna fa scintille. E’ l’unico a trovare divertenti gli alberi morfologici. Ti si rivolge con un misto di arroganza e condiscendenza, gli appunti però non te li presta manco a morì ammazzato.
Appena lo sfiori con lo sguardo la rabbia ti acceca, ti obnubila i sensi. La ragione viene meno, la voglia di spaccargli una sedia sul cranio pur di renderlo muto per sempre invece no.

Il cazzone

Ha scartavetrato i coglioni alle superiori, non smette certo all’università.

Possiede un radar che gli permette di ritracciare i propri simili: con velocità e nonchalance stringe con loro un’amicizia basata su risate sguaiate, sbadigli profondi e commenti inopportuni.

Per il cazzone la professoressa è sempre una puttana e il corso una merda assurda, l’esame è sempre impossibile zio e le ragazze che frequentano sono cessi e/o fighe di legno.

Si muovono in branco, indossano gli occhiali da sole anche in interni, si calano in testa improbabili berretti di lana con ponpon.

Conversazione tipo

x: alla fine Dante era un grande, ha inventato l’italiano!

y: sì vabbè però nella Commedia alcune parole se le è inventate per far la rima, quindi non era poi ‘sto gran poeta

persona normale: cerca di allontanarsi trattenendo conati di vomito e commenti poco lusinghieri

L’amicona

Inizialmente è affabile. Ti tiene il posto, ci si vede per un caffè al bar.

Un minuto prima siete compagne di corso, un minuto dopo è fastidiosa quanto un herpes labiale

Ogni altra interazione sociale ti è preclusa, pena un’ira funesta che si abbatterà su di te e su tutte le persone che hai malauguratamente conosciuto a lezione.

La situazione si fa spinosa, soprattutto perché non avete in comune nemmeno il corso di laurea.

Le opzioni sono

  • cercare di allontanarla dolcemente ma con fermezza (rischiando il linciaggio)
  • sopportare pazientemente (rischiando un ricovero in psichiatria)
  • nascondersi (e pregare)

L’hipster

E’ ovunque. Frequentemente avvistato mentre fuma trinciato seduto davanti a un cappuccino la cui foto è stata appena postata su Instagram
Ingolfato in una sciarpa di lana che pesa più di quelle quattro ossa che porta in giro rischia di sbattere contro ogni cosa perché gli occhiali da sole alla John Lennon non vanno tolti mai.
Spesso vittima di geloni alle caviglie causa abuso del risvoltino effetto acqua in casa, espressione vagamente annoiata da film neorealista francesce anni Sessanta, caschetto con frangetta inclemente (per lei) e zazzera spettinata ad arte (per lui).
Simpatico quanto un posacenere, troppo occupato ad ascoltare musica di merda per degnarti della sua compagnia,e forse è meglio così.

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